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	<title>Opera di Giustizia</title>
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	<description>Liberi di pensare.</description>
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		<title>Il consumatore è un nemico del cittadino.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 12:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Zygmunt Bauman è, probabilmente, uno dei più influenti pensatori della nostra epoca. Sociologo dell&#8217;Università di Varsavia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-186" title="zygmunt-bauman" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2010/08/zygmunt-bauman1-150x150.jpg" alt="zygmunt-bauman" width="150" height="150" />Zygmunt Bauman è, probabilmente, uno dei più influenti pensatori della nostra epoca. Sociologo dell&#8217;Università di Varsavia a lui si deve la definizione di &lt;&lt;modernità liquida&gt;&gt;.</p>
<p>In uno dei suoi ultimi e, come al solito, pregevoli libri, <em>L&#8217;etica in un mondo di consumatori</em> pubblicato da Laterza, Bauman afferma, tra l&#8217;altro, che in tutta la parte del pianeta sviluppata e benestante abbondano i segnali di uno scemare dell&#8217;interesse all&#8217;acquisizione ed all&#8217;esercizio delle abilità sociali, i segnali di un voltare le spalle alla politica, di una crescente apatia politica e di una perdita di interesse alla gestione del processo politico.</p>
<p>La democrazia, secondo Bauman, non può sopravvivere a lungo con cittadini passivi per ignoranza ed indifferenza politica. Le libertà dei cittadini non sono proprietà acquisite una volta per tutte, non sono averi messi al sicuro dentro una cassaforte. Sono, al contrario, piantate e radicate nel terreno sociopolitico, che deve essere fertilizzato e dinnaffiato giornalmente e che si secca e si sgretola se non viene curato giorno per giorno dalle azioni informate di un&#8217;opinione pubblica accorta ed impegnata.</p>
<p>Non sono soltanto le competenze tecniche a dovere essere continuamente aggiornate, non è soltanto la formazione finalizzata al lavoro a dovere essere continua. Lo stesso va fatto, e molto più urgentemente, per l&#8217;educazione alla cittadinanza.</p>
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		<title>I venti anni della Convenzione ONU.</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 19:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Antonietta Catania

Il 20 Novembre 1989, l’ONU adotta la Convenzione Internazionale per i diritti dell’ ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Maria Antonietta Catania</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-177" title="onu" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/onu-150x150.jpg" alt="onu" width="150" height="150" /></p>
<p>Il 20 Novembre 1989, l’ONU adotta la Convenzione Internazionale per i diritti dell’ infanzia, entrata in vigore il 2 dicembre 1990.</p>
<p>La Convenzione sui diritti dell’ infanzia rappresenta lo strumento internazionale più importante e completo.</p>
<p>L’Italia ha ratificato la Convenzione il 27 Maggio 1991.</p>
<p>Sono parte della Convenzione 193 Stati.</p>
<p>In 54 articoli e due Protocolli opzionali vengono elencati i diritti fondamentali di tutti i bambini: alla sopravvivenza, alla salute, a partecipare alla vita familiare,culturale e sociale.</p>
<p>Dopo venti anni , i bilanci non sono stati del tutto entusiasmanti.</p>
<p>Nel 2008, quasi nove milioni di bambini  sono morti prima di raggiungere i cinque anni.</p>
<p>Di contro, si è osservato, però, un incremento nell’ utilizzo delle vaccinazioni che ha salvato molte vite da malattie virali, mentre l’aids resta ancora molto diffusa anche tra i minori.</p>
<p>158 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni lavorano, per aiutare e alle volte, sostenere la famiglia di origine</p>
<p>Dati più confortanti emergono in relazione alla scolarizzazione, in venti anni sono solo 95 milioni i bambini non secolarizzati a fronte dei precedenti 115 milioni.</p>
<p>Si convive anche con altri dati allarmanti:sfruttamento sessuale, infibulazione, matrimoni precoci.</p>
<p>In venti anni si è fatto, molto, ma si deve fare ancora tanto.</p>
<p>I principi della Convenzione sono ancora lontani dalla loro realizzazione.</p>
<p>I diritti, però non sono concetti astratti, ma servono a proteggere e salvare vite umane.</p>
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		<title>Gli avvocati.</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 17:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocati]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rapporto tra avvocati e clienti è stato spesso argomento di caustiche riflessioni.  Quasi mai, però, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-169" title="studioavv" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2010/05/studioavv-150x150.jpg" alt="studioavv" width="150" height="150" />Il rapporto tra avvocati e clienti è stato spesso argomento di caustiche riflessioni.  Quasi mai, però, è stato scritto di come dovrebbe essere questo rapporto, dei reciproci diritti e doveri.</p>
<p>Recentemente è uscito un gustoso scritto sul tema: <em>Gli avvocati: dovrebbero arrestarli da piccoli!. Trattatello teorico pratico di sopravvivenza legale </em>(Robin edizioni, pagg. 239). L&#8217;autore è un avvocato che usa lo pseudonimo di Giulio Imbarcati.</p>
<p>L&#8217;ho trovato più interessante di quanto mi potessi attendere dal titolo. In particolare, ed è questo il motivo fondamentale per il quale lo segnalo, una parte del libro è dedicata ai rapporti tra avvocato e cliente, ai reciproci diritti e devori e fornisce anche qualche utile informazione  sia teorica, sia pratica.</p>
<p>Buona lettura.</p>
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		<title>Morte di un galantuomo.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;impressione immediata che dava l&#8217;Avv. Fragalà era del galantuomo.
E&#8217; stato barbaramente  ucciso all&#8217;uscita dal proprio studio, in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-164" title="Fragalà" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2010/03/Fragalà.jpg" alt="Fragalà" width="111" height="111" />L&#8217;impressione immediata che dava l&#8217;Avv. Fragalà era del galantuomo.</p>
<p>E&#8217; stato barbaramente  ucciso all&#8217;uscita dal proprio studio, in pieno centro a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, poco dopo avere terminato la propria giornata di lavoro.</p>
<p>Palermo sembra sempre più irredimibile, luogo di terrore e di orrori.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La memoria.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 21:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Claudia Bianco

(….) ”Inoltre, La incarico di rimettermi al più presto un piano complessivo dei provvedimenti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Claudia Bianco</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-161" title="stella" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2010/01/stella.jpg" alt="stella" width="115" height="124" /></p>
<p><strong><em>(….) ”Inoltre, La incarico di rimettermi al più presto un piano complessivo dei provvedimenti da adottare riguardo all&#8217;organizzazione, l&#8217;attuazione e i mezzi materiali necessari per realizzare la desiderata soluzione finale della questione ebraica&#8221;.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong>Autorizzazione del 31 luglio 1941 di  Herman Goring per il capo della Polizia di sicurezza e del SD, </strong><strong> Gruppenführer delle SS Reinhard Heydrich a preparare la “soluzione finale </strong><strong> della questione ebraica”.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tre sole righe daranno l’avvio ad  una delle  più grandi tragedie del ‘900’.</p>
<p>Shoah è un termine terribile.</p>
<p>In ebraico significa “sterminio”. Attraverso vergognose leggi razziali ( a cui anche il nostro Paese si piegò e persino il Vaticano non seppe opporsi) milioni di Ebrei furono arrestati, privati dei loro beni e  stipati in treni merci; al loro arrivo accolti al suono di violini ma immediatamente dopo “selezionati” per età e sesso ( e ciò equivaleva a strappare  neonati e infanti dalle braccia  delle madri) e internati nei numerosi campi di concentramento disseminati tra Germania, Austria e Polonia.</p>
<p>Ancora oggi ricordarne il nome, evoca terrore  ai  pochi sopravvissuti.</p>
<p>Auschwitz, Ravensbruck, Bergen Belsen; Buchenwald; Mauthausen. In questi luoghi  milioni di uomini, donne e bambini furono costretti al lavoro forzato; nutriti al minimo della sopravvivenza; usati come cavie umane ( in improbabili esperimenti genetici) e dopo inenarrabili torture e vessazioni di ogni tipo, condotti a morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori.</p>
<p>Spesso l’impossibilità di sostenere una tale situazione di annientamento fisico e morale, spingeva i prigionieri a preferire di “scagliarsi” contro i reticolati  ad alta tensione, per porre fine all’internamento.</p>
<p>Medesimo trattamento fu riservato a zingari, slavi, oppositori politici, omosessuali, disabili. Chiunque conducesse una “vita non degna di essere vissuta” per i canoni della razza ariana.</p>
<p>I più deboli, i più indifesi, gli innocenti protagonisti sono stati i bambini.</p>
<p>Ancora prima della c.d. “soluzione finale” il Reich, aveva messo in atto una sistematica eliminazione di bambini attraverso la previsione del c.d. “Piano Eutanasia” ovvero l’eliminazione sistematica ( attraverso il sistema dell’iniezione letale) di ogni bambino deforme o affetto da gravi malattie fisiche o psichiche. I genitori venivano convinti dai medici delle commissioni dette “Centri di Consulenza” ( in realtà laboratori creati per la protezione della razza  ariana e dove venivano svolti esperimenti genetici) che i figli fossero stati inseriti in piani sanitari di recupero e cura  attraverso tecniche sperimentali. Venivano inoltre “informati” dei rischi ( anche mortali) a cui tali cure avrebbero potuto esporre i piccoli malati.</p>
<p>Decessi che si verificavano con regolarità impressionante.</p>
<p> Il 27 gennaio si celebra il <strong>Giorno della Memoria</strong>.</p>
<p>Ricordare mantiene vivo il dolore; ma contribuisce ad isolare nostalgici e negazionisti; significa comprendere le ragioni profonde che hanno scatenato un’insensato odio di uomini verso altri simili.  Un momento di riflessione collettiva. Per non dimenticare le sofferenze patite allora da milioni di persone. Per vigilare che mai più, in nessuna parte del mondo, si consumi un orrore così grande.</p>
<p>Purtroppo, ancora troppi i conflitti che affliggono il nostro pianeta e troppo recenti i crimini che hanno segnato il nostro continente, attraverso le c.d. “ pulizie etniche” conseguenti al conflitto Jugoslavo;  i milioni di sfollati e deportati del Darfour, o del Rwanda.</p>
<p>Ancora troppe le guerre c.d. “giuste”.</p>
<p>Bisogna, con coraggio, affermare che  non esistono guerre “giuste” o “sante”.</p>
<p>La guerra è sopraffazione.  La guerra è un <em>abominio.</em></p>
<p>E ancora molta strada dovrà essere percorsa per giungere ad una Umanità che scelga di schierarsi  ( sempre e comunque) per affermare  i valori della giustizia,  della pace e  della tolleranza.</p>
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		<title>La misura dell&#8217;anima.</title>
		<link>http://www.operadigiustizia.it/2009/12/la-misura-dellanima/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 20:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Antonietta Catania
Richiard Wilkinson, prof. emerito dell’Università di Nottingham, e Kate Picket, lecturel all’ Università ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Maria Antonietta Catania</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-157" title="equality" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2009/12/equality.jpg" alt="equality" width="137" height="103" />Richiard Wilkinson, prof. emerito dell’Università di Nottingham, e Kate Picket, lecturel all’ Università di York, entrambi epidemiologi, hanno elaborato in un libro un indice della prosperità.</p>
<p>Il benessere sociale, a loro avviso, non dipenderebbe solo dal reddito ma dalla uguaglianza.</p>
<p>Questo è il sunto di trenta anni di studi e ricerche.</p>
<p>Si sono analizzate tutta una serie di problematiche sociali e socio-psicologiche.Ci si è chiesto se vi fossero più malati , più detenuti,più tossicodipendenti, più ragazze-madri .L’indagine è stata estesa a tanti Paesi con tipi di economia diversa  tra loro e con reddito pro capite più o meno alto. interessando, inoltre, una serie infinita di problematiche.</p>
<p>Una radiografia, inedita, dei nostri tempi.</p>
<p>Il dibattito ha provocato un vivo interesse, che non accenna a diminuire 250 mila i riferimenti in internet  a soli dieci mesi dalla pubblicazione del saggio.</p>
<p>I due autori ,mostrano un grande ingegno e spaziano dall’economia alla sociologia, all’ etologia. Il dato emergente è che l’elemento che crea il maggior danno è la disuguaglianza e non la poverta come indice assoluto .Ad es.negli Stati Uniti dove il reddito pro capite è alto si è notato che sono presenti tutte le problematiche sopraccitate, al contrario in Grecia e in Spagna dove il reddito è più basso, non se ne riscontra la presenza.</p>
<p>Il monito che ne deriva è che per comprendere ogni stato d’animo non occorre ricorrere a valori assoluti, quali la ricchezza  o la povertà  contano altri indicatori :la differenza o meglio la disuguaglianza..</p>
<p>Un eguaglianza maggiore negli Stati sarebbe utile anche ai più ricchi, che, la percepirebbero come un ‘’beneficio’’ e la utilizzerebbero per creare politiche più egualitarie.</p>
<p>Per chi ne volesse sapere di più segnalo il sito <a href="http://www.qualitytrust.org.uk/">www.qualitytrust.org.uk</a></p>
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		<title>26 novembre. Emergenza violenza.</title>
		<link>http://www.operadigiustizia.it/2009/11/26-novembre-emergenza-violenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Antonietta Catania</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi ricore la giornata internazionale contro la violenza alle donne.
Ormai e’ emergenza mondiale,.
Occorrono strumenti efficaci ed ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-150" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2009/11/violenza.jpg" alt="violenza" width="107" height="143" /></p>
<p>Oggi ricore la giornata internazionale contro la violenza alle donne.</p>
<p>Ormai e’ emergenza mondiale,.</p>
<p>Occorrono strumenti efficaci ed idonei a scongiurare questo pericolo incombente, perché i casi di violenza, i soprusi, le intimidazioni sono in aumento e l’assistenza alle donne è ancora inadeguata.</p>
<p>E’ vittima di violenza un italiana su tre tra  i 16 e i 70 anni,  secondo i dati dell’ ISTAT.</p>
<p>Sono tremilioni le donne aggredite durante una relazione sentimentale, soprattutto, poi, in caso di rottura del legame così la violenza è diventata la principale causa di mortalità delle donne fra i 16 e i 44 anni, sono dati davvero sconfortanti.</p>
<p>Il nemico è spesso in casa, il padre, il marito, il fidanzato, l’ ex marito l’ex fidanzato.</p>
<p>I reati più raccapriccianti sono sempre più commessi dai  familiari della vittima e spesso l’assassino è anche laureato e benestante</p>
<p>Il 96% delle vittime resta in silenzio, non denuncia, per paura di ritorsioni sui figli e per tenere  comunque unita la famiglia e subisce ogni sorta di sopruso ed intimidazione.</p>
<p>A questo punto occorrono azioni concrete.</p>
<p>Si deve sradicare quella cultura frutto di un retaggio storico, che vede le donne come oggetto di possesso.</p>
<p>Aboliamo la legittimazione al sopruso ed alla prepotenza nei confronti del mondo femminile che trova terreno fertile nella famiglia.</p>
<p>Bisogna creare una cultura di parità e di rispetto soprattutto nelle nuove generazioni.</p>
<p>Il rispetto per gli altri si impara da piccoli.</p>
<p>Nel frattempo qualcosa però sta cambiando, come la legge sullo stalking, che ha salvato oltre quattromila donne e l’eliminazione di alcuni benefici (ad es. arresti domiciliari), si sono rivelati strumenti idonei di tutela per le donne.</p>
<p>La strada da percorrere è comunque lunga e faticosa e si deve fare molto, ancora, in Italia.</p>
<p>In Francia, invece, il governo vuole introdure la figura di un nuovo reato “violenza psicologica in seno alla coppia”  e lanciare in via sperimentale l’ utilizzo del braccialetto elettronico per i mariti violenti, allontanati dalla casa coniugale.</p>
<p>La violenza domestica in Francia ha già fatto 157 vittime.</p>
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		<title>Sulla piaga dei rapimenti di minori in Cina.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Claudia Bianco
Oltre  settanta mila bambini spariscono in Cina ogni anno. Nell’indifferenza totale.  E queste sono ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Claudia Bianco</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-144" title="Rapimenti" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2009/11/Rapimenti.jpg" alt="Rapimenti" width="97" height="123" />Oltre  settanta mila bambini spariscono in Cina ogni anno. Nell’indifferenza totale.  E queste sono solo stime ufficiali…..Si ritiene infatti  che il fenomeno sia in realtà notevolmente più ampio. Il traffico di esseri umani ( in particolare di donne e bambini) è  dunque fenomeno tragicamente diffuso in questo Paese. Alimentato dalla povertà, dalle disuguaglianze sociali e purtroppo da una non condivisibile “politica di pianificazione familiare” che impone alle coppie la regola del figlio unico e maschio.  Tale impostazione ha incentivato il c.d. “aborto selettivo” ( in danno delle bambine) e l’infanticidio femminile al di sotto dei tre anni di vita. Secondo l’Associazione <em>Save the Children</em> il numero degli aborti selettivi ha superato  40 milioni di unità. Questa realtà è certamente scaturita dalle proibitive leggi in materia di pianificazione familiare adottate all’inizio degli anni “80”. Unicamente le famiglie di estrazione contadina, possono avere più di un figlio. Le comunità urbane sono tenute strettamente all’osservanza della regola del “figlio Unico”, pena una salatissima multa. Nel primo decennio di applicazione di questa politica  di controllo demografico, si è osservato  un costante aumento di fenomeni quali l’ abbandono e il maltrattamento delle bambine . Oggi i fenomeni più allarmanti riguardano i rapimenti e la vendita di minori. I  primi alimentano un mercato di bambini “maschi” ( i più ricercati dalle ricche famiglie del Nord della Cina che aspirano ad avere un “erede”). La seconda alimenta invece il turpe mercato delle bambine e delle adolescenti, rapite e vendute come mogli o prostitute. Nelle zone più povere del Paese spesso sono le stesse famiglie che, a causa dell’estrema povertà, sono costrette a rivolgersi ai trafficanti di bambini che alimentano il giro delle adozioni clandestine, la cui richiesta maggiore proviene dall’Europa. Sotto la spinta dell’indignazione popolare ( che ha portato persino al linciaggio di un uomo solo “sospettato” di rapimento – sospetto rivelatosi peraltro infondato &#8211; ) il governo cinese ha messo a punto numerose iniziative. Una più energica azione di polizia ha permesso di smantellare una vasta rete di trafficanti di bambini, soprattutto nelle regioni del Sud della Cina ( le più povere e rurali). Per la prima volta il governo cinese ha poi creato una pagina <em>web</em> che riporta ed aggiorna in tempo reale le foto dei bambini scomparsi. Per arginare e contrastare la diffusione del fenomeno  dei rapimenti, le Autorità hanno ipotizzato anche la creazione di una banca dati del DNA; il governo cinese ha poi deciso di attuare un piano di azione nazionale contro il traffico di persone. Tuttavia la concreta realizzazione dello stesso si scontra con un paradosso del codice penale cinese. Per quest’ultimo infatti, è  illegale il rapimento di donne e bambini. Tuttavia non vi sono norme specifiche che puniscono il rapimento con finalità diversa dalla vendita.<br />
Altro paradosso è poi il seguente: può essere punito l’abbandono, il rapimento, o la vendita di un bambino. Ma non è illegale comprare un bambino. Il turpe mercato è dunque alimentato da una “domanda” praticamente illimitata e non censurabile perché non considerata  <em>reato. </em>Secondo il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese, ogni anno circa tremila bambini e bambine , vengono rapiti. Ma l’UNICEF ( l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia) stima che il numero sia di gran lunga maggiore.  Scorrendo le pagine <em>web, </em>sconvolge  il numero impressionante di piccoli visi sorridenti. Bambini che difficilmente verranno ritrovati.</p>
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		<title>Riflessioni intorno alla pena di morte.</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Claudia Bianco

“&#60;…&#62;La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Claudia Bianco</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-139" title="sediaelettrica" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2009/10/sediaelettrica-150x150.jpg" alt="sediaelettrica" width="150" height="150" /></p>
<p><em>“&lt;…&gt;La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L’omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore” .(L’Idiota, F.M.Dostoevskij).</em></p>
<p>L’applicazione della pena di morte, quale principio etico giuridico, determina la scelta di uno Stato di togliere la vita ad un individuo sulla base di una sentenza emessa da un Tribunale. Il dibattito intorno alla pena di morte ha visto di recente una mobilitazione a carattere planetario. Le Organizzazioni Internazionali, prima fra tutte l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel novembre 2007 ha approvato una risoluzione fortemente sostenuta dall’Italia ( già dal 1994) con l’obiettivo di attuare una “Moratoria” Universale della pena di morte, ovvero un’ordinanza di sospensione. Quest ’ultima è stata giudicata  la sola via che ,a livello internazionale, potesse trovare piena realizzazione poiché difficile è imporre agli Stati l’abolizione della pena capitale, posto che tale decisione non può provenire da organismi sovranazionali. Pertanto il 18 dicembre 2007 l’ONU ( 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti) ha approvato la Moratoria Universale della pena di morte. Ciò rappresenta  una decisione di grandissimo valore morale ancorché di portata storica. Un’evoluzione positiva, in atto nel mondo da oltre un decennio. In ciò va riconosciuta l’azione di sensibilizzazione svolta in questi anni da numerose associazioni; solo per citarne alcune: Amnesty International; Nessuno tocchi Caino, Emergency, Amref, i vari Movimenti abolizionisti operanti soprattutto nel nord America.</p>
<p>I Paesi che hanno deciso di abolire la pena di morte ( legalmente o di fatto disapplicandola) sono oggi oltre 150. La quasi totalità dei Paesi che la mantengono  ( e la applicano  con triste regolarità) sono stati dittatoriali, autoritari e illiberali.</p>
<p>Eppure ancora oggi, gran parte dell’opinione pubblica &#8211; anche in paesi di compiuta democrazia &#8211; si schiera in favore dell’applicazione della pena di morte ; e ciò sulla base di alcune argomentazioni assolutamente non condivisibili per chi scrive. Fra queste, il rilievo che la pena di morte sarebbe un efficace deterrente al dilagare di reati ancorché gravissimi, quali  ad esempio stragi e attentati a sfondo terroristico; crimini di guerra, omicidi seriali o attuati con particolare efferatezza. Va detto con forza che tutti i paesi che prevedono l’applicazione della pena capitale quali ad esempio gli USA , la Cina, i Paesi Islamici e buona parte di quelli Asiatici,<strong> </strong>e taluni<strong> </strong>della Confederazione Africana, non hanno visto diminuire il ricorso all’omicidio o alla commissione di altri gravi delitti ( sequestro, stupro, traffico di sostanze stupefacenti); né la sua sistematica applicazione ha costituito un deterrente per quelli che l’opinione pubblica definisce “delitti efferati”. A ciò si unisce la possibilità che, a pena eseguita, il “giustiziato” sia riconosciuto successivamente innocente. Sovente infatti, anche nei sistemi giudiziari più evoluti, l’errore posto in essere da un investigatore poco scrupoloso o un avvocato inesperto può comportare l’applicazione della massima pena.</p>
<p>In alcuni casi la pena capitale è inflitta persino a soggetti minorenni ( accade in Iran, Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Sudan); e ciò in totale dispregio del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, la quale espressamente stabilisce: “<em>…né la pena capitale, né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere comminate per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni”.</em></p>
<p>La massima pena è stata comminata a soggetti affetti da gravi patologie mentali ( è accaduto in USA).</p>
<p>In alcune zone del mondo, le esecuzioni capitali seguono spesso a processi iniqui; il giudizio è reso nella maggior parte dei casi da un’autorità politico religiosa la cui sentenza di morte – inappellabile -  è eseguita immediatamente. Nei Paesi in cui vige la Sharia, si può essere condannati per omosessualità,adulterio o apostasia.</p>
<p> In ultimo non va taciuta la crudeltà delle procedure di attuazione. In Cina si preferisce giustiziare con il fucile; o con il colpo alla nuca di nazista memoria. Il condannato viene fatto preventivamente inginocchiare e spesso reca al collo un cartello che ne riporta la “colpa”. In Arabia ed in genere nei Paesi Islamici la “morte di stato” arriva per impiccagione; sebbene gli stessi giudichino meno <em>cruente</em> ( e dunque prediligano) decapitazione e lapidazione ( inflitta prevalentemente alle donne). Questi Paesi sono soliti mettere in atto “esecuzioni di massa”; allo scopo vengono utilizzati grandi spazi – in genere stadi – dove la folla può radunarsi; trasformando così un luogo di gioia ed aggregazione in luogo di terrore e morte. Negli Stati Uniti d’America la pena di morte viene comminata attraverso folgorazione <em>(sedia elettrica)</em>;per asfissia da cianuro <em>(camera a gas)</em> o  attraverso <em>iniezione letale </em>, micidiale miscela di almeno tre sostanze: il <em>sodio pentothal </em>(potente anestetico utilizzato nelle comuni operazioni chirurgiche); il <em>pancuronio bromide </em>( un bloccante muscolare) ed il <em>cloruro di potassio </em>( che iniettato in dose letale,blocca il cuore provocando la morte del condannato per arresto di tutte le funzioni vitali).</p>
<p> L’esecuzione è poi  preceduta da un “agghiacciante” rituale. La beffa del controllo medico preventivo. L’invito rivolto al condannato per la scelta del  suo “ultimo pasto”; le ore angosciose trascorse in una saletta attigua insieme ai propri cari e, per chi lo desidera, dei conforti religiosi. Per concludere con i “testimoni”, in genere parenti delle vittime o i pochi giornalisti ammessi, seduti al di là di un vetro. Non v’è alcuno che possa affermare che non si tratti  di vera e propria <em>barbarie.</em> Eppure la Storia ci ricorda che il primo Stato al mondo ad abolire la pena  di morte fu il Granducato di Toscana, nel 1786, con la famosa “Riforma Leopoldina” fortemente voluta da Leopoldo II, influenzato dal dilagare delle correnti di pensiero illuministe. Quanto all’Italia la pena capitale fu abolita la prima volta nel 1889, grazie al Codice Zanardelli,  fatta eccezione per reati quali l’alto tradimento, il regicidio e quelli commessi in tempo di guerra. Fu reintrodotta durante la dittatura fascista e vietata con la nascita della Repubblica; l’ultima esecuzione capitale in Italia risale al 1947. Ma fu ancora prevista dal Codice Penale  in tempo di guerra. Nel 2007 è stata definitivamente espunta dalla Carta Costituzionale, anche per il Codice Penale Militare in tempo di guerra. E nell’ottobre 2008, l’Italia ha approvato la ratifica del Tredicesimo Protocollo della Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, relativo all’abolizione della pena capitale per ogni crimine.</p>
<p>A tutt’oggi solo continenti come l’America ( ad eccezione degli USA) e l’Europa ( ad eccezione di Bielorussia) hanno abolito totalmente o disapplicato la pena di morte.</p>
<p>Lo Stato Pontificio,l’ha di fatto disapplicata dal 1870. Tuttavia è stata espunta dalla  Legge Fondamentale solo nel 2001 per iniziativa di Papa Giovanni Paolo II. L’orrore e l’inutilità di uno strumento siffatto è tutto racchiuso in un passo che già nel 1764 Cesare Beccaria pubblicava in un trattato dal titolo <em>“Dei delitti e delle pene”: &lt;&lt; Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e , per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio&gt;&gt;.</em></p>
<p>E’ dunque giusto che lo Stato “reagisca” per prevenire, arginare e contenere il diffondersi di comportamenti lesivi che violano i diritti dell’uomo e le regole fondamentali della convivenza civile. Lo Stato ha il diritto ed il dovere di infliggere pene  proporzionate alla gravità del delitto.  Ma più di ogni altra cosa ha il dovere di far sì che <strong>la pena</strong>, oltre che difendere l’ordine pubblico violato e tutelare la sicurezza dei cittadini, <strong>abbia infine,  finalità rieducativa.</strong></p>
<p>Tale finalità  non è assolta attraverso l’applicazione della pena capitale. Gli Stati moderni infatti dispongono di mezzi adeguati  per  reprimere il crimine senza ricorrere alla pena estrema.  Giovanni Paolo II, durante la sua ultima visita negli Stati Uniti d’America ha avuto modo di ricordare: &lt;&lt;<em>(…) la società moderna è in possesso dei mezzi per proteggersi, senza negare ai criminali la possibilità di redimersi. <strong>La pena di morte è crudele e non necessaria;</strong> e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male&gt;&gt;.</em></p>
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		<title>Giorgio Ambrosoli.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 11:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Opera di Giustizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro Bisconti

I più, forse, non sanno chi è (stato), altri ne avranno perso la memoria, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Pietro Bisconti</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-175" title="Giorgio Ambrosoli" src="http://www.operadigiustizia.it/wp-content/uploads/2009/08/Giorgio-Ambrosoli-150x150.jpg" alt="Giorgio Ambrosoli" width="150" height="150" /></p>
<p>I più, forse, non sanno chi è (stato), altri ne avranno perso la memoria, ma certamente Giorgio Ambrosoli merita di occupare un posto importante  nella storia di questo Paese.</p>
<p>Per chi come me esercita l`avvocatura, certamente è un modello.</p>
<p>Casualamente ho riletto la lettera scritta alla moglie e ne suggerisco la lettura o rilettura.</p>
<p><em>Anna carissima,</em></p>
<p><em>è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.</em></p>
<p><em>Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l`incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un`occasione unica di fare qualcosa per il paese.</em></p>
<p><em>Ricordi i giorni dell`Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant`anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l`incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato &#8211; ne ho la piena coscienza &#8211; solo nell`interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.</em></p>
<p><em>I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.</em></p>
<p><em>Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell`altro [... ]</em></p>
<p><em>Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.</em></p>
<p><em>Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma &#8211; a parte l`assicurazione vita – (…) </em><br />
<em>Giorgio</em></p>
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