La misura dell’anima.
di Maria Antonietta Catania
Richiard Wilkinson, prof. emerito dell’Università di Nottingham, e Kate Picket, lecturel all’ Università di York, entrambi epidemiologi, hanno elaborato in un libro un indice della prosperità.
Il benessere sociale, a loro avviso, non dipenderebbe solo dal reddito ma dalla uguaglianza.
Questo è il sunto di trenta anni di studi e ricerche.
Si sono analizzate tutta una serie di problematiche sociali e socio-psicologiche.Ci si è chiesto se vi fossero più malati , più detenuti,più tossicodipendenti, più ragazze-madri .L’indagine è stata estesa a tanti Paesi con tipi di economia diversa tra loro e con reddito pro capite più o meno alto. interessando, inoltre, una serie infinita di problematiche.
Una radiografia, inedita, dei nostri tempi.
Il dibattito ha provocato un vivo interesse, che non accenna a diminuire 250 mila i riferimenti in internet a soli dieci mesi dalla pubblicazione del saggio.
I due autori ,mostrano un grande ingegno e spaziano dall’economia alla sociologia, all’ etologia. Il dato emergente è che l’elemento che crea il maggior danno è la disuguaglianza e non la poverta come indice assoluto .Ad es.negli Stati Uniti dove il reddito pro capite è alto si è notato che sono presenti tutte le problematiche sopraccitate, al contrario in Grecia e in Spagna dove il reddito è più basso, non se ne riscontra la presenza.
Il monito che ne deriva è che per comprendere ogni stato d’animo non occorre ricorrere a valori assoluti, quali la ricchezza o la povertà contano altri indicatori :la differenza o meglio la disuguaglianza..
Un eguaglianza maggiore negli Stati sarebbe utile anche ai più ricchi, che, la percepirebbero come un ‘’beneficio’’ e la utilizzerebbero per creare politiche più egualitarie.
Per chi ne volesse sapere di più segnalo il sito www.qualitytrust.org.uk
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