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Sulla piaga dei rapimenti di minori in Cina.




Inserito da Opera di Giustizia il 23 novembre 2009 – 17:220 Commenti

di Claudia Bianco

RapimentiOltre  settanta mila bambini spariscono in Cina ogni anno. Nell’indifferenza totale.  E queste sono solo stime ufficiali…..Si ritiene infatti  che il fenomeno sia in realtà notevolmente più ampio. Il traffico di esseri umani ( in particolare di donne e bambini) è  dunque fenomeno tragicamente diffuso in questo Paese. Alimentato dalla povertà, dalle disuguaglianze sociali e purtroppo da una non condivisibile “politica di pianificazione familiare” che impone alle coppie la regola del figlio unico e maschio.  Tale impostazione ha incentivato il c.d. “aborto selettivo” ( in danno delle bambine) e l’infanticidio femminile al di sotto dei tre anni di vita. Secondo l’Associazione Save the Children il numero degli aborti selettivi ha superato  40 milioni di unità. Questa realtà è certamente scaturita dalle proibitive leggi in materia di pianificazione familiare adottate all’inizio degli anni “80”. Unicamente le famiglie di estrazione contadina, possono avere più di un figlio. Le comunità urbane sono tenute strettamente all’osservanza della regola del “figlio Unico”, pena una salatissima multa. Nel primo decennio di applicazione di questa politica  di controllo demografico, si è osservato  un costante aumento di fenomeni quali l’ abbandono e il maltrattamento delle bambine . Oggi i fenomeni più allarmanti riguardano i rapimenti e la vendita di minori. I  primi alimentano un mercato di bambini “maschi” ( i più ricercati dalle ricche famiglie del Nord della Cina che aspirano ad avere un “erede”). La seconda alimenta invece il turpe mercato delle bambine e delle adolescenti, rapite e vendute come mogli o prostitute. Nelle zone più povere del Paese spesso sono le stesse famiglie che, a causa dell’estrema povertà, sono costrette a rivolgersi ai trafficanti di bambini che alimentano il giro delle adozioni clandestine, la cui richiesta maggiore proviene dall’Europa. Sotto la spinta dell’indignazione popolare ( che ha portato persino al linciaggio di un uomo solo “sospettato” di rapimento – sospetto rivelatosi peraltro infondato – ) il governo cinese ha messo a punto numerose iniziative. Una più energica azione di polizia ha permesso di smantellare una vasta rete di trafficanti di bambini, soprattutto nelle regioni del Sud della Cina ( le più povere e rurali). Per la prima volta il governo cinese ha poi creato una pagina web che riporta ed aggiorna in tempo reale le foto dei bambini scomparsi. Per arginare e contrastare la diffusione del fenomeno  dei rapimenti, le Autorità hanno ipotizzato anche la creazione di una banca dati del DNA; il governo cinese ha poi deciso di attuare un piano di azione nazionale contro il traffico di persone. Tuttavia la concreta realizzazione dello stesso si scontra con un paradosso del codice penale cinese. Per quest’ultimo infatti, è  illegale il rapimento di donne e bambini. Tuttavia non vi sono norme specifiche che puniscono il rapimento con finalità diversa dalla vendita.
Altro paradosso è poi il seguente: può essere punito l’abbandono, il rapimento, o la vendita di un bambino. Ma non è illegale comprare un bambino. Il turpe mercato è dunque alimentato da una “domanda” praticamente illimitata e non censurabile perché non considerata  reato. Secondo il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese, ogni anno circa tremila bambini e bambine , vengono rapiti. Ma l’UNICEF ( l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia) stima che il numero sia di gran lunga maggiore.  Scorrendo le pagine web, sconvolge  il numero impressionante di piccoli visi sorridenti. Bambini che difficilmente verranno ritrovati.

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